Vorrei aprire su queste pagine un nuovo filone di dibattito, che riguarda i rapporti tra la scienza ufficiale e i possibili approcci di tipo diverso nello studio dei fenomeni naturali, incluso lo sconfinato mondo del corpo umano.
Voglio tutt’altro che contestare la scienza ed i suoi contenuti, essendo io stesso uomo di scienza (sono un geologo che ha lavorato per anni nella ricerca universitaria). Vorrei tuttavia evidenziare l’impronta spesso assolutistica di alcune affermazioni, che molto poco si sposano con la passione per la pura curiosità e la sperimentazione che dovrebbe caratterizzare l’approccio scientifico verso la realtà. Vorrei anche relativizzarne il campo di azione.
Il discorso sugli assolutismi è importante per distinguere ciò che è scienza (sperimentazione, empirismo, relativismo) da ciò che non lo è (verità assoluta).
Va detto innanzitutto che il campo dell’impossibile o addirittura dell’impensabile, spesso è passato alla realtà. La fantascienza ha in molti casi raggiunto la scienza in un inseguimento continuo, e questa è la cosa più bella che può accadere. Perché vuol dire che un uomo di scienza può anche sognare ed inseguire a pieno titolo i propri sogni, nella speranza che ciò che altri non vedono nemmeno diventi osservabile.
Orbene, gli assolutismi di cui volevo parlare spesso provengono dai portavoce di alcune associazioni private: a me sembrano eccessivi, e non solo nella forma. E’ il caso, ad esempio, del CICAP, una Associazione che magari giustamente si batte per diffonde la razionalità del pensiero scientifico e contrapporla ai cosiddetti millantatori. Nel momento in cui trovo una loro pagina che si dilunga a parlare di alcuni aspetti del mondo damanhuriano, immagino che possa trattarsi di una controprova. Invece scopro che non è così e che l’autore espone dei concetti un po’ per partito preso. Lo vedo dalla gratuità e dell’assolutismo di alcune affermazioni. Come la seguente, a riguardo delle medicine alternative damanhuriane (Articoli :: Medicine alternative :: La Voce Scettica 9) [http://www.cicap.org].
Affermazioni gratuite :
“Per quanto si tratti di concetti vagamente scientifici, non hanno alcun significato preciso, e fanno esclusivamente riferimento a nebulosi principi della filosofia New Age che non hanno alcun fondamento.”
Una serena replica
1 – I nebulosi principi della relatività
Osservo innanzitutto che la contestazione è di tipo filosofico. Se vogliamo soffermarci su principi come questi, io mi sento di offrire il mio punto di vista.
Nessuna cosa possiede -di per sé- un significato: è l’uomo che attribuisce dei significati alle cose. Questo conferimento di significati può avvenire o meno, ed a vari livelli di profondità. Come individui, possiamo dare un significato ad una cosa che prima per noi non aveva, ed allo stesso modo possiamo toglierlo. Comunemente si dice infatti “quella cosa per me ha perso di significato”, ma magari per altri continua ad averla.
Nessun pensiero scientifico o anche filosofico possiede delle fondamenta di qualche tipo che non siano dei postulati o degli assiomi, neppure la matematica e la geometria. Scienze come la chimica, la fisica e la biologia si basano su assunti incontestabili ma indimostrabili, e giungono comunque ad elaborare teorie, non giungono alla verità. Anche ciò che consideriamo verità è da considerarsi sempre in modo relativo. Certo, un grattacielo possiede delle fondamenta molto solide e concrete, cioè vere e ben progettate. Ma questo non impedisce che un terremoto, o una frana, o un aereo che si schianti contro, non possa buttarlo giù in un attimo. In quel caso dovremmo dire che quelle fondamenta erano utili e ben fatte, ma non avevano una potenza (o una verità o validità) assoluta.
Ciò che viene definito dal CICAP come “nebulosi principi”, secondo l’esperienza personale del sottoscritto e di molti altri individui e gruppi di ricerca interiore possiede un senso molto bello, ampio, ed anche ben connotato. Costituiscono un punto di arrivo relativo, non un principio; e solo chi ha fatto un determinato percorso di esperienze può comprenderli. Togliere verità alle conquiste di ciascuno significa -oggi più che mai- fare un discorso oscurantista. Vorrebbe dire che c’è qualcuno che ci sta dicendo come dobbiamo “pensare correttamente”. Ciò può essere vero solo per ambiti molto ristretti, ma l’esperienza umana è sconfinata.
L’oceano delle esperienze è fatto anche di ondate che sono di tipo relazionale, e non strettamente razionali: chi le rifiuta per partito preso rimarrà confinato in una serie limitata di paradigmi precostituiti. Ma è naturale per tutto il resto del mondo, per ogni esperienza umana che può essere fatta o non fatta. Una affermazione come quella suddetta presuppone che tutti dobbiamo pensare nello stesso modo, accettare delle cose come verità e respingerne altre come falsità. Allora, io ritengo che in quell’istante saremmo davvero manipolati.
Trovo invece strano che ci sia sempre qualcuno che si preoccupa di come le persone, gli altri, devono “correttamente pensare, secondo determinati principi e determinate fondamenta”. Si tratta appunto di fondamentalismi. In molti casi questi fondamentalismi difendono, come vedremo, un mercato, una corporazione, o una tipologia di carriera.
[continua...]
Scienza esatta e quotidianità della vita
Ho notato che alcune persone ritengono che esista una contrapposizione tra “i nebulosi principi della New Age” e le verità scientifiche. Non è mio compito difendere le tendenze New Age, quale che sia il significato che attribuiamo a questo termine. Vorrei piuttosto far riflettere sul fatto che le persone che vogliono difendere il consumatore o il cittadino dal “paranormale”, lo fanno innanzitutto in nome di una scienza che propugnano come l’unico strumento per interpretare la realtà. Questo a parer mio va bene in certi contesti, ma non necessariamente in quelli che riguardano il “benessere”, che è uno stato dell’essere che comprende sia la salute fisica sia la felicità intima. Che il metodo scientifico esista e funzioni lo sappiamo tutti, ma ciò non significa che sia sempre utilmente applicabile. Faccio un esempio: ipotizziamo di applicare un metodo e un’osservazione scientifica durante un rapporto d’amore con il proprio partner. Forse non è possibile ottenere grandi risultati, se non nel fatto di osservare che lo spermatozoo può o meno fecondare l’ovulo. Quello sarebbe un fatto scientifico acclarato, ma non è detto che il vivere quell’esperienza con un approccio scientifico sia ciò che dona significato e valore a quel momento (Secondo alcuni l’amore ha senso se indirizzato solo alla procreazione…. ma qui si ricade nei fondamentalismi).
Allora: ogni azione può essere compiuta in modo identico con le finalità più svariate. Se non si sta cercando a tutti i costi una verità scientifica, potrebbe essere più importante per il soggetto “come” viene vissuta una esperienza, e non solo “cosa” viene vissuto. La scienza attuale ufficiale potrebbe determinare esattamente quali sostanze si muovono nel nostro corpo quando siamo innamorati, o tristi o arrabbiati. Sicuramente l’ha già fatto. E’ possibile anche ipotizzare di somministrare quelle stesse sostanze ad un soggetto ed osservare come si innamora, o si arrabbia. E fin qui, siamo ancora nella scienza “esatta”.
Ma, a mio avviso, la domanda veramente importante è: “tu, quando ti arrabbi o ti innamori, cosa provi dentro di te? Tu e le sostanze del tuo corpo siete la stessa cosa? Se sei agitato ti interessa davvero sapere qual’è il valore numerico della tua adrenalina? Oppure sei entrato in un problema e ti interessa risolverlo?”. Gli stessi identici interrogativi possono anche essere posti sia per le esperienze altamente positive, sia per quelle più spiacevoli.
Alcune persone in questi casi, di fronte ad un problema, accendono una sigaretta, altri bevono del vino, o una birra, o dei liquori, e così via. Questi comportamenti vengono considerati normali, anche se fanno male al proprio corpo, nessuno scienziato ha qualcosa da obiettare. Anche per gli osservatori del CICAP tutto ciò credo sia normale e privo di interesse specifico, essendo queste persone fin troppo impegnate ad aiutare il prossimo a distinguere il falso dal vero. Tanto meno credo che interessi davvero allo Stato, se non nella misura economica degli enormi proventi in tasse e diritti di concessione sulla distribuzione di queste sostanze. Le conseguenze di tali comportamenti però sono tutte scientificamente analizzate, dal cancro del polmone, al mal di fegato, all’ubriachezza.
Il “problema” sorge invece quando una persona decide di provare un bracciale selfico, oppure di provare dei rimedi (non terapie) naturali definiti bizzarri, scientificamente non testati ed approvati, e pertanto ritenuti infondati. In questo caso insorge subito qualcuno pronto a dire che sono tutte storie, “perché nulla è scientificamente provato”, dimostrato e nemmeno dichiarato da chi te lo propone, eccetera, eccetera. Per queste persone non ha importanza se la persona possa essere felice e soddisfatta dei risultati, anzi, se lo fosse ai loro occhi ciò sarebbe la dimostrazione del fatto che si è lasciata prendere in giro.
Questa è una semplice dimostrazione di come possa esistere una infelicità “scientificamente valida”, ed una felicità “scientificamente infondata”.
A questo punto mi chiedo: perché ci sono ambiti in cui è lecito che vengano omesse delle informazioni ed altri in cui non è lecito? Forse la Coca-Cola viene a raccontarci come si produce la sua famosa bevanda? In questo caso mi sento di dire che è scientificamente provato e dichiarato proprio un bel nulla. Posso solo dire che questa compagnia è una delle più potenti del mondo e che la bevanda è tra le più bevute al mondo. Solo quest’ultima affermazione è incontestabile. Il fatto che la bevanda originariamente contenesse (o contiene tuttora?) dell’estratto di coca può essere oggetto di speculazioni e fantasie mitiche, ma non c’è nulla di confermato. Vi fidate di cosa c’è scritto nell’etichetta? Beato colui che si disseta. Attenti allo stomaco però, perché è un po’ acida; ah, e non bevetela insieme all’aspirina, perché produce strani effetti: questo consiglio non è scritto sulle bottiglie, non essendo la Coca Cola definita un medicinale. Senza dubbio, però, questo è un punto di vista non scientifico.
Vi sono numerosi altri interessanti esempi sulle conseguenze non sempre felici che la scienza esatta ha portato nella società e nella vita delle persone. Alcuni anni fa, la nota casa farmaceutica Bayer, utilizzando protocolli scientifici, inventò in laboratorio un’importante sostanza tranquillante ed anestetica: si chiamava “eroina”. Peccato che sia finita male: l’unica certezza per chi la usa è quella che conosciamo tutti, a maggior ragione per il fatto che sia di dominio esclusivo del mercato illegale, e pertanto “tranquillamente” reperibile per strada. Certamente chi fa uso di eroina avrà una gamma di percezioni che potrebbero definirsi nebulose, ma una cosa è certa: l’eroina è scientificamente conosciuta, sappiamo tutti che non rientra nelle esperienze legate al “paranormale”, e possiamo essere “tranquillizzati” sul fatto che nessuno venga preso in giro da chissà cosa.
Non so voi, ma io non sono contento per tutto questo. Al paragone preferisco che le self e le cure olistiche non siano scientifiche. Perché questo, a mio modo di vedere, comporta una ricerca di altro tipo, che si traduce in un percorso interiore ed esteriore costruttivo da parte di chi vuole esplorare questi sistemi. Implica che la persona stessa ristabilisca, e modifichi, un rapporto con se stesso nel momento in cui vuole esplorare il significato del proprio benessere. Non c’è nulla di scontato, nulla è garantito “scientificamente”: questo è davvero olismo. Non vi sono effetti meccanici, è la persona stessa che può creare, ricreare e mantenere il risultato ottenuto attraverso la propria ricerca. L’obiettivo non è ricercare nelle cause ed effetti, bensì avviare la ricerca di una possibile rispondenza. Possibile perché solo il soggetto ha la chiave per aprire le porte dentro di sé: la strumentazione, le applicazioni o i consigli possono favorire questo processo, non certo curare.
Questa sfera non ha niente a che vedere con il “paranormale”, ma con aspetti che dovrebbero essere normali, anche se molte persone hanno smarrito la chiave di accesso a se stessi…
Nel Medioevo il cannocchiale, ammesso che qualcuno fosse stato in grado di pensarlo, era considerato qualcosa di “paranormale”, e chi ne diffondeva l’uso poteva essere considerato un eretico, un mago o un cialtrone. Nel rinascimento il cannocchiale è divenuto realtà: peccato che il suo inventore fu lo stesso additato come un eretico, soprattutto perché insieme a questo aveva anche scoperto che la Terra non era al centro dell’Universo, quindi neppure della Divina Creazione. Nel duemila chi usa un cannocchiale per guardare dentro di sé è uno svagato propinatore di nebulose teorie scientificamente non provate… Fate un po’ voi.
Chi demarca ciò che reputa essere “normale” o “paranormale”, oppure inventato, secondo me non può farlo spacciando la propria come l’unica verità attendibile, se non esiste una vera motivazione che spinge costoro a mettersi in gioco come individui. Insieme a me, molti altri sentono che oggi l’universo da esplorare è l’essere umano, e che ciascuno dovrà fabbricarsi il proprio cannocchiale. A meno che non si accontenti di usarne uno già confezionato.
Chi può dire che domani questa non sia ritenuta Scienza?
(continua)
Caro Cernia, complimenti per il tuo post che e’ bellissimo e che condivido in pieno. Personalmente ritengo che la scienza cosiddetta ufficiale di oggi molto spesso rasenta il significato di religione. Non mi sembra che ci sia un ateeggiamento molto diverso da quello che dovettero subire Galileo ed altri importanti ricercatori del passato. Che oggi poi il CICAP o altre istituzioni facciano un servizio utile per diffondere un pensiero razionale ho dei seri dubbi. Basti dire che ancora oggi cose comunissime come la pranoterapia faccia ancora scalpore rispetto alla scienza esatta mi fa veramente tristezza. Tra l’altro e’ curioso che comunque in alcune nazioni stati certe cose siano ritenute scientifiche e in altri no. Per esempio l’agopuntura in Oriente si usa non so da quanto tempo, la conoscenza dei canali su cui va ad agire, i meridiani, nella medicina orientale mi sembra che sia perfettamente scientifica, in Italia pare invece che la situazione sia molto diversa.
Speriamo davvero che le 2012 ci siano un po’ di sconvolgimenti, non tanto climatici o fisici, ma piuttosto umani.
La ricerca damanhuriana ha raggiunto, dal mio punto di vista, conoscenze che potrebbero essere utili in molti campi, ma anche questa non e’ scientifica.
La cosa piu’ umoristica e’ che comunque continuamente ci sono delle scoperte che fanno capire ai ricercatori di oggi che tantissime cose erano gia’ state scoperte migliaia di anni fa, per essere poi regolarmente cancellate per doverle poi riscoprire successivamente. E’ ormai abbastanza chiaro che nei vari miti antichi spesso ci sono tracce di conoscenze piuttosto elevate. Ce ne sono nella Bibbia, nei Veda, nelle Stanze di Zian, eccetera.
Mi inserisco in questa bellisima discussione.
La scienza oggi si sente in un certo senso perseguitata.Basta leggere i giornali.Siamo in piena crisi economica e quando manca il “grano” la torta diventa sempre piu’ piccola mentre non diminuscono gli avventori che sia affollano alla tavola.Quindi meno fondi alla ricerca significa che non tutti i progetti possono essre sviluppati.Ovviamente quando un finanziatore deve elargire dei soldi preende che la ricerca,specialmente privata sia spendibile sul mercato.Tradotto vuol dire che deve generare profitto.Quindi disilludiamoci che la ricerca sia fatta per scopi nobili e per l’umanita.Tutte balle, serve per far soldi.Fare ricerca oggi significa aspettarsi la classica domanda quanto mi costa e quanto ci guadagno?.Per questo rido quando si parla di progetti per tornare sulla luna.Li ci torneremo quando ci sara’ un ritorno economico.Il resto sono tutte balle.Capite quindi anche voi che chi fa ricerca ha tutto l’interesse a difendere il suo orticello .E’ come in politica ed i baroni che controllano la ricerca come cani si azzannano sull’osso pardon sulla torta.E quindi ecco i colpi bassi ,le delazioni, le accuse di ciarlataneria e via discorrendo.Per es su di voi sono stati scritti fiumi di inchiostro.Chi vi celebra e chi vi odia.E normale quando qualcuno propugna un sistema di vita alternativo.La storia e’ piena di movimenti eretici e di guru che profetizzano il paradiso in terra.Lo stesso Gesu’ e’ stato crocefisso perche dava fastido al potere costituito avendo un largo seguito di fan…Quindi perche’ stupirvi se vi attaccano come ad Alamo?.E per farlo quali sono gli argomenti migliori che attaccarvi sul vs lato piu’ debole?.Non la vs comunita’ non i vs valori, ma le vs ricerche scientifiche.La selfica che promette guarigioni portentose.Le vs cabine di guarigione o le vs ricerche alchemiche.Non parliamo dei viaggi nel tempo di cui detenete solo voi la tecnologia.Comprendete che per un pensatore medio abituato alla scienza tali affermazioni beh suonino proprio di eresia.Non parliamo poi dell’homo italicus abituato alle veline o al pallone.Inoltre alcuni vs struemnti per quello che propongono non sono a buon mercato.Quindi l’atteggiamnto di fondo e’: Damanhur con le sue visioni eretiche per un mondo migliore dove tutti sono fratelli e sorelle beh certamente offre un messaggio decisamente controcorrente. Quindi giu’ di nutella eheh chiamiamola cosi.Lo so voi non fate proselitismo non “testimoniate” ahah e soprattutto non puntate la pistola ai vari visitatori che negli anni hanno fatto tappa a Damanhur.Chi in modo entusiatico tanto che ha deciso di condividerne i valori chi solo da semplice curioso.Quindi parlare di scienza in un contesto spirituale e’ come pretendere di risolvere un atto di fede con equazioni,.o viceversa, spiegare con atti di fede la scienza.Credo che la cosiddetta quadratura del cerchio in questo casa vada a farsi benedire.Personalmente vivo come voi quotidianamente di cose concrete.Ma nel tempo ho maturato come voi la certezza che l’uomo e al donna non siano solo corpo ma anche spirito o anima se preferite.E qui la scienza non puo’ darmi le risposte che cerco.Semplicemente perche’ non e’ in grado di definire scientificamente la spiritualita’.Ben vengano movimenti new age,religioni o altro che avvicinino piu’ l’umanita a una visione piu’ introspettiva di se stessa.Ma certo questo va contro l’estabishement che ci vuole tutti ordinati tutti definiti tutti controllabili Aaaaaaaaahhhh ecco dove sta la vera questione.La scienza e’ fredda se non ti permette di evadere con al fantasia.Ricordo un film che m’incanta ancora ,oggi dove l’imperatrice bambina dice a Bastian (si sto parlando di Never endig story ) che il suo regno sta morendo perche’ la gente ha smesso di usare la propria fantasia e non sogna piu’.Ecco oggi si vuole organizzare spiegare razionalizzare tutto.Uno dei vs pregi ma anche una vs condanna sta nel portate un messaggio dove l’uomo e la donna sono i valori cardini di un processso, dove la libera fantasia e la propria spiritualita, abbiano ancora ragione di esistere.E per questo darete sempre fastidio……E voi fregatevene…
Riporto alcune righe di Odifreddi prese dall’introduzione di un suo libro: “All’assolutismo politico-religioso, impantanato nelle sabbie mobili della rivelazione e della fede, va dunque contrapposto non il relativismo filosofico ma l’assolutismo matematico e scientifico, fondato sulle rocce della dimostrazione e della sperimentazione.”
Dimenticandosi che qualsiasi dato scientifico/matematico prende significato solo con l’interpretazione dell’osservatore -che è tutto meno che oggettiva-, questa scienza non fa nient’altro che riproporre la vecchia soluzione all’incapacità diffusa tra gli uomini di accettare che la realtà è percepita, studiata e compresa in modi diversi ma non per questo sbagliati, all’incapacità di vivere nell’incertezza.
Dire che la matematica è oggettiva non è molto differente dal dire che la Bibbia è oggettiva. Si sceglie un riferimento e si escludono gli altri.
Non mi sembra molto “scientifico” ma sicuramente dà grande sicurezza.
Con questo non voglio contrappormi alla scienza, ma solo alla continua tentazione di chi ricerca ed ha potere di rendere assolute le conoscenze del momento diventando così il primo impedimento a nuove scoperte.
Io vorrei intervenire nel dibattito lanciato da Cernia sulla scientificità di certi metodi olistici, portando la mia personale esperienza di Damanhur. Molte persone che si rivolgono alla cure naturopatiche, all’approccio olistico, all’omeopatia alla pranopratica, secondo me lo fanno perché non vogliono più essere considerati né un corpo fisico comandato da un cervello e da sostanze in circolo, né soltanto un numero o un insieme di su una cartella clinica, come accade nelle strutture sanitarie ufficialmente autorizzate.
Probabilmente, la perdita del benessere non corrisponde ancora ad un stato di malattia: si tratta di un campo molto ampio che molti hanno provato spesso, dove possono rispondere molto bene le cure che agiscono per rispondenza, piuttosto che quelle dominate dalla causa-effetto. E ciò avviene anche perché è il campo ove il soggetto deve prendere parte attiva fondamentale.
Per molti di noi svegliarsi al mattino, sentirsi bene, in forma, ed invogliati a sorridere, dopo un periodo di segno opposto, è un accadimento “magico”. Parliamo di magia nel senso di cose non definibili e determinabili scientificamente, ma che funzionano e ci fanno stare bene. E che tutti conosciamo per esperienza. Ma se “scientificamente” equivale a dire “razionalmente, fisicamente o chimicamente”, il benessere e la felicità non sono scientifici.
La selfica e le altre metodologie di cura damanhuriana, possono aiutare le persone alla riconquista del benessere? Vi sono coloro che dicono sicuramente di no: hanno infatti, come obiettivo quotidiano, quello di screditare o deridere tutto ciò che non è scientificamente accertato, e pertanto irrazionale. Concordo con chi ha detto che molte associazioni o gruppi, come mi appare appunto questo CICAP, esistono perché esiste un nemico da prendere di mira o eliminare, ma non apportano nulla a questo mondo, alla società.
Noi abbiamo dalla nostra parte l’esperienza di migliaia di persone che ci hanno contattato, che hanno trascorso un periodo di cura, di benessere o di ricerca spirituale presso di noi, e sono tornati a casa senza delusione.
Alcune persone ammalate sono si sono avvicinate, o ritrovate come me, a Damanhur con malattie molto gravi, alcuni come ultima spiaggia, talora dopo che la medicina ufficiale aveva detto loro ed ai loro familiari che non c’era più niente da fare. Se fossero andate a Lourdes nessun “cittadino normale” si sarebbe meravigliato o lamentato, anzi forse sarebbe stato incoraggiato a farlo, perché quello è un miracolo DOC…
Anche associazioni come il CICAP, apparentemente laiche, rispettano la libera scelta di fede delle persone verso il miracolo cattolico, ritenendolo un campo in cui non è legittimo entrare; non hanno trovato nulla da obiettare, anche se i testi di medicina ufficiale non hanno mai scientificamente documentato un miracolo e spiegato come possa essere accaduto.
Io vedo quotidianamente che Damanhur, attraverso sistemi sicuramente non scientifici, non razionali , non fisici e non chimici, molti di noi sono stati in grado di ritrovare un senso di benessere che non fosse necessariamente in conflitto con la malattia e con l’imminente o possibile passaggio verso un’altra dimensione. Nessuno, che io abbia visto, è stato curato nel senso tradizionale del termine, né ho visto “miracoli” . Piuttosto, chi di noi doveva necessariamente andare in ospedale, c’è andato. Ad esempio, io sono stato operato lo scorso anno per un delicato intervento al cuore. Oggi mi sono ripreso perfettamente grazie all’intervento, e sono in cura farmacologica costante. D’altra parte, anche se non mi interessa dimostrarlo agli altri, sento che le applicazioni selfiche e la pranopratica che svolgo spesso,mi aiutano a sentirmi meglio, e vedo bene la differenza tra quando non le pratico oppure si.
Ho sperimentato anche che in Damanhur, attraverso un metodo olistico e rispettoso innanzitutto della dignità umana, alle persone che incontrano coscientemente come me la possibilità delle morte o di un cambiamento drastico della propria vita, si cerca di trasmettere che esiste anche una dignità in questa esperienza di passaggio: un tipo di aiuto che non potevo certo aspettarmi di trovare in ospedale, dove tutti sono stati tecnicamente bravissimi ed ineccepibili.
Penso di aver ricevuto a Damanhur un tipo di aiuto che non potevo trovare da nessun’altra parte, neppure se avessi avuto molti soldi in tasca. Se la medicina ufficiale vuole studiarmi io sono a disposizione, purché si rispetti la mia privacy.
La rispondenza non è scientificamente compresa, ma la risata esiste.
Mi piace molto il livello di questa discussione e vorrei intervenire anch’io, provando ad estendere il discorso sulle accuse di non-scientificità della selfica damanhuriana. Personalmente mi fanno ridere. Tuttavia, per allargare la visuale, aggiungerei un “canale parallelo” che riguarda la cosiddetta “rispondenza”, cioè la capacità che oggetti o esseri viventi avrebbero di “rispondere a distanza” a sollecitazioni indirette, senza rapporto di causa-effetto. Esiste un primo classico esempio che è quello dei due diapason, posti a sufficiente distanza tra loro: se uno dei due vibra, anche l’altro si mette a vibrare in assonanza.
Questo lo sanno tutti, ma c’è una ipotesi più azzardata: la possibile rispondenza degli esseri viventi tra loro o con oggetti “particolari”: amuleti, manufatti artistici, rocce, piante, oggetti selfici, ed altre sostanze. Questa rispondenza non sembra sia dimostrata scientificamente, e pertanto viene cassata dagli studiosi della scienza ufficiale come appannaggio della magia, frutto di congetture o superstizioni inattendibili. Diciamola tutta: chi vi aspettate che faccia studi scientifici seri su questo genere di argomenti? La medicina ufficiale? Perchè dovrebbe farlo, se rischia di dovere ammettere che esistono metodi di cura ed auto-terapia molto meno costosi di quelli da lei proposti?
Il fatto che non esistano ancora studi seri sull’argomento, eseguiti con metodi scientifici da enti accreditati, non ci deve fare escludere la possibilità che tale rispondenza esista. I batteri infatti non esistevano per gli umani, fino a quando non sono stati visti al microscopio.
Ora, immaginiamo che in uno studio professionale, o nella sala di attesa di un ufficio pubblico, vi siano delle persone che attendono di essere chiamate. Ciascuno è intento a leggere una rivista, a parlare sottovoce con chi è accanto, oppure a guardare il lampadario o i quadri appesi al muro. Ad un certo punto uno dei presenti inizia a ridere, dapprima in modo leggero e nascosto, quasi sbuffando. Poi, sempre più intensamente. Dapprima i presenti lo prenderanno un po’ per matto. Ma costui non si ferma, e ad un certo punto ride fragorosamente, a crepapelle. Qualcun altro comincerà a ridere, e se continua per un po’ la risata si contagerà inevitabilmente, anche se non c’è nessun motivo scientifico perché ciò avvenga. La sua risata NON E’ la causa del riso altrui.
Uno scienziato può studiare questi fenomeni, e capire cosa si mette in circolo nel corpo umano quando si ride, o tentare di esplorare il contagio della risata, ma nessuno sa cosa sia la risata e perché si contagia: è dato solo di ridere. In un programma TV tipo Piero Angela, potremmo anche assistere alla formulazione di varie teorie ed ipotesi sui meccanismi e le reazioni del corpo umano, che qualche opportunista trasformerà inevitabilmente in scienza esatta e verità assoluta. Allora, chi è interessato solo alla materia “hard”, continui pure a guardare quello che viene mostrato nelle TV ufficiali o quello che propone il CICAP in modo attentamente discriminato: si tratta di quel palcoscenico ove si distingue tra il “male e il bene”, cioè tra l’esoterismo e il credo religioso. L’uno non è credibile e prende in giro la gente, l’altro appartiene alla libera scelta delle persone e non fa male a nessuno. E’ un discorso davvero legittimo, molto laico e razionale, si vede bene, eccome!
Sentite, a me pare che tutto quello che sta scritto in questo thread sia un atto di fede, dove ai non vedo-non sento-non parlo (anzi, parlo tantissimo) di Cicap & compagnia bella noi giustapponiamo posizioni altrettanto aprioristiche. Sono un damanhuriano ed esploro questi campi, sono aperto a tutte le ipotesi e ho i miei riscontri… soggettivi.
IO LO SO che il paranormale, la rispondenza esistono e funzionano e sono a loro modo leggi esatte, formate da così tante variabili da sembrare campate in aria. Non ho bisogno di essere convinto.
Ma vi chiedo: riusciamo a uscire da questa autoreferenzialità con la quale difendiamo la nostra posizione, e a dire qualcosa che possa suonare convincente o, almeno, stimolante, anche per chi la pensa diversamente?
Caro SoleNotturno, come pensi che si possa non essere autoreferenziali in questo campo? Esistono forse studi scientifici comprovati sull’esistenza delle cose di cui stiamo parlando?
Non è da escludere che un giorno riusciremo a colmare questo vuoto, ma fino a quel giorno non mi resta che ammettere che nessuno nell’attuale mondo scientifico, ed in particolare medico, è interessato a ricercare, quindi esistono poche o nulle “referenze” o riferimenti altrui.
Chi è puro nei suoi intenti di ricerca, anche non strettamente scientifica, nel tempo ha condiviso con noi o con altri un suo percorso, nel quale ha capito che non si intravede ancora una fine, un punto fermo, in un mare di indeterminazione.
In massima parte anche la scienza ufficiale è autoreferenziale. Io lo so, perché ho fatto 15 anni di carriera universitaria da precario. Le teorie più accreditate nel mondo scientifico sono quelle che “politicamente” hanno vinto, non quelle più convincenti. Se il cittadino medio conoscesse questa realtà, probabilmente non andrebbe più in farmacia. Noi siamo altro, ma siamo pochi e con poche forze da giocare all’esterno; la nostra forza è all’interno… di ognuno di noi.
(CICAP – Una replica al Dr. Vione sulle medicine alternative)
La medicina ufficiale non è olistica
Affermazione discutibile (dr. Vione – CICAP Piemonte):
“Chi pratica le medicine alternative afferma spesso che la medicina cosiddetta “tradizionale” è riduzionista: si concentra, ovvero, su quegli organi che non funzionano correttamente e – così facendo – riduce il paziente ad un “agglomerato di organi” e nulla più. Le medicine alternative, invece, cercherebbero di considerare il paziente nella sua globalità, con un approccio cosiddetto “olistico”.
L’affermazione per cui la medicina “tradizionale” non sarebbe olistica è errata. È vero che studia tutti i più piccoli dettagli delle malattie, cercando di identificare con precisione ciò che non si coordina correttamente con il resto del corpo; ma è altrettanto vero che è interessata alle condizioni di vita del paziente e soprattutto al modo in cui questi interagisce con l’ambiente circostante e a come questa interazione possa essere migliorata.”
Replica: medicine tradizionali ed ufficiali
Secondo me, non si dovrebbe in questo caso parlare di medicina tradizionale (cioè tramandata in senso generazionale o culturale), ma di medicina ufficiale, quella cioè veicolata in Italia attraverso l’esercizio degli ordini professionali collegati alla professione medica e paramedica ed alla industria farmaceutica. Questo già potrebbe sgomberare il campo da una serie di affermazioni autoreferenziali da parte di queste corporazioni, ovvero un insieme di teoremi che ci vengono costantemente venduti come assolutamente veri, con una serie di conseguenze importanti.
Per me è vero, come dice Vione, che la medicina ufficiale è “interessata” alle condizioni di vita del paziente, ma bisogna vedere cosa significa in dettaglio. Ad esempio, è esperienza comune (e come tale non è doveroso dimostrarla) che l’interesse del medico di base si concentra subito sul farmaco da prescrivere, per fare in modo che le aspettative del paziente rispetto al sintomo vengano subito soddisfatte. Questo per me significa che (per lo meno) il rapporto tra medico e paziente si è rattrappito, e che molti medici potrebbero manifestare “un’ansia da prestazione”.
Uno dei campi ove la medicina ufficiale incontra quasi sempre grandi difficoltà è il campo delle affezioni croniche, quelle cioé caratterizzate da un ripresentarsi periodico o quasi costante dei sintomi o della malattia, nonostante la somministrazione dei farmaci. In ciò, secondo me, l’ultima frase di Vione viene ampiamente contraddetta dai fatti. Nonostante i numerosi insuccessi farmacologici, le riviste scientifiche in campo medico non osano mettere in relazione altre componenti della persona umana se non quelle strettamente fisio-patologiche del corpo, anche perché sono difficilmente dimostrabili e generalizzabili.
In questi casi, viene a risaltare il punto debole della medicina ufficiale: la sua solida base scientifica (cioè l’empirismo mirato sulla generalità di casi) non è sufficienti poiché, non essendo conosciute le cause profonde di tantissime malattie, le cura cercando di soffocare o mitigare i sintomi e i fastidi che il paziente avverte, principalmente attraverso l’uso di sostanze chimiche, quasi sempre sintetiche. In altri termini, conosce e studia empiricamente gli effetti dei farmaci sulla fisiologia, e quasi sempre si limita a quello. Se così non fosse, malattie come il cancro o le allergie sarebbero già state debellate, ma non lo sono: si conoscono soltanto gli effetti delle varie terapie e, molto spesso, si è in grado di diagnosticare solo quanti mesi di vita ha ancora il paziente, o in quali periodi o luoghi si avrà un riacutizzarsi del disturbo. Niente di più (d’accordo, non è poco).
Non ti sembra di essere troppo netto in questa distinzione tra medicina ufficiale e tradizionale, secondo i termini che utilizzi? Sembra quasi che chi si occupa della prima sia interessato solo ai soldi, mentre chi si occupa della seconda è puro (e più intelligente). Secondo me, esistono buoni e cattivi operatori in entrambe le aree.
Anche il concetto di olistico, penso che bisognerebbe spiegarlo meglio, anche questo può avere interpretazioni diverse.
Se una medicina ha un’approccio soltanto causale rispetto alle malattie, per me non è olistica ma è una medicina puramente materialistica. Affrontando l’essere umano nella generalità dei casi, essa considera solo un modesto campione della specie, e preferisce non trattare ogni paziente come un caso a sé. Per quanto ci vuole molto tempo in ricerca per trovare nuovi farmaci, secondo me la medicina ufficiale rimane il “fast-food” della medicina vera. L’approccio olistico mira invece a riconoscere e ponderare nel paziente anche le parti non fisiologiche, e con questa prospettiva allargata riesce (a fatica) a porre al centro dell’attenzione le diversità individuali.
L’attuale medicina ufficiale ha la pretesa di funzionare anche se il paziente è totalmente ignaro o ignorante, cioè anche se disconosce i principi di funzionamento del proprio corpo, le corrette abitudini alimentari, i criteri generali da adottare per un sano stile di vita, ed il controllo del proprio pensiero e delle proprie emozioni, la coscienza della propria storia. Secondo me conferire al paziente l’illusione che prendendo il farmaco guarirà, non rappresenta affatto un approccio olistico.
L’approccio olistico non considera soltanto lo stile di vita dell’individuo: sarebbe ben riduttivo. La totalità dell’essere umano riguarda innanzitutto i cosiddetti corpi sottili, e le parti animiche. Ma riguarda anche il campo delle credenze ereditate dall’individuo, i paradigmi con i quali si relaziona con l’ambiente, l socialità e l’affettività. Contiene quindi quei campi della conoscenza dell’essere che attualmente non possono essere trattati scientificamente, proprio come accade per le concezioni fideistiche. Queste conoscenze non sono fatte di cognizioni metodologiche, né provengono strettamente dall’empirismo, anche se possono essere oggetto di sperimentazione. A patto però di non considerare solo le cause e gli effetti materialistici sul fisico, perché l’uomo secondo questa visione non è composto solo dalla parte fisica e materiale, ma contiene in sé un principio spirituale, che alcuni possono chiamare anima, altri in un altro modo, ma che comunque è una parte che ha un considerevole potere sul fisico.
Trovo questa discussione bellissima e affascinante, ma tanto ampia e densa da perdervisi.
Tuttavia mi vien da fare qualche considerazione: negli ultimi anni sta prendendo molto piede nel mondo la psicosomatica (Claudia Rainville e la sua Metamedicina, per dire) che ha nel suo presupposto fondamentale il fatto che ogni disturbo o malattia nasce prima di tutto come conflitto interiore, psichico ed energetico e solo in un secondo momento si traspone sul piano fisico. La guarigione si presenta quindi come percorso evolutivo in cui l’individuo è chiamato a rimboccarsi le maniche, e non a subire passivamente una cura esterna, perché deve essere lui in prima persona a cercare di andare alla radice del suo male e, così facendo, superarlo definitivamente senza accontentarsi di un sollievo momentaneo.
Per un operatore olistico questa non è una novità, ma trovo molto interessante che questa spinta stia giungendo dal mondo scientifico ufficiale e che queste cose vengano ri-scoperte da persone che hanno fatto parte per decenni di questo stesso mondo non trovando contrasto alcuno con le nuove (per loro) scelte. La Rainville, per dire, era microbiologa, per quanto sia poi diventata… “eretica” agli occhi della medicina ufficiale.
L’omeopatia, ad esempio, è da almeno un paio di secoli che sostiene un fatto molto semplice: lo stato normale dell’individuo non è la malattia, ma la salute, e la Natura tenta costantemente di tenerci in questo stato di salute. Tuttavia, a causa di fattori esterni o ereditari, possiamo idealmente scendere la scala della salute e così trovarci disturbi e malattie che sono sempre segno di reazione, cioè segno del fatto che tentiamo di risalire questa scala per ritrovare l’equilibrio. I microbi, ad esempio, non provocano le malattie, semplicemente ne possono essere veicolo, ma le malattie si manifestano solo se il nostro squilibrio apre loro le porte.
E’ una distinzione sottile ma sostanziale.
Per come è strutturato oggi il mondo contemporaneo, sembra che sia la malattia ad essere normale, e non la salute. Altrettanto pacificamente, è assodato che debba esserci qualcuno a di fuori di noi che ci risolve i problemi, come se la cosa non ci riguardasse. Sembra, cioè, che ci sia una fatalistica accettazione del fatto che certe cose capitino ma non è così. Questa supina accettazione della malattia o del disturbo come normale, è dovuta a una serie di fattori culturali, ma anche al fatto che spesso l’individuo viene considerato come mera biologia e le malattie come sempre determinate da fattori esterni che altrettanto esternamente (rispetto all’individuo) si risolvono. Le persone spesso preferiscono questa soluzione perché più comoda: se ho spesso mal di testa e prendo l’antidolorifico quel mal di testa mi passa lì per lì, ma se non capisco perché mi viene spesso e non tento di rimuoverne la causa profonda, si ripresenterà e diventerà cronico. Molti accettano il fatto di “soffrire di mal di testa” in maniera ineluttabile come una sorte ineluttabile ma può non essere così, sebbene non sia una pasticca – ma un percorso – a portare la soluzione.
Tutto questo lungo preambolo per dire che una cura olistica, ma soprattutto una guarigione non palliativa, non può prescindere dalla consapevolezza e dalla partecipazione dell’individuo.
Tutto ciò non deve essere in contrasto con le conquiste della scienza, ma deve esserci sempre possibilità di discrimine e di scelta.