Piante amiche

Vorrei aprire una pagina di confronto sulla possibilità di comunicare con le piante. A Damanhur è una cosa che si fa e che appassiona molti. I nostri studi su questo iniziano subito nel 1975, coordinati inizialmente da Falco.

I nostri ricercatori utilizzano apparecchiature di loro produzione con le quali valutare la reattività delle piante all’ambiente, la loro capacità di apprendere e di comunicare.

Il principio è semplice, si usa una variante del ponte di Wheastone, con tre resistenze fisse e una variabile; l’apparecchiatura in questo modo rileva la differenza elettrica tra foglia e radice della pianta. Questa differenza può essere tradotta in parecchi effetti diversi: musica, movimento, accensione di luci e altro ancora. Naturalmente, si usa una corrente elettrica di bassissima intensità.

Ogni creatura vivente, vegetale o animale che sia, presenta variazioni di potenziale elettrico in base alle emozioni che prova: con le piante, la variazione avviene più sensibilmente quando avvertono l’arrivo della persona che le cura, l’essere bagnate, la diffusione di musica.

L’impressione prodotta nella pianta induce una reazione fisiologica che si esprime in variazioni elettriche, conduttive, resistive. Nei flussi di liquidi interni, questo provoca variazioni saline, biochimiche o biologiche: in altre parole, modifica lo scorrimento della linfa. Le variazioni elettriche possono essere tradotte in modi diversi, ad esempio in scale musicali.

Nella nostra sperimentazione, abbiamo visto che le piante sembrano aver decisamente piacere di imparare a usare le scale musicali, e produrre musica a loro volta attraverso un sintetizzatore.

Non esiste al momento, in campo internazionale, un’esauriente letteratura scientifica che definisca il quadro fisiologico del fenomeno; la nostra ricerca, peraltro, più che all’analisi scientifica del fenomeno è volta all’approfondimento del rapporto umano-vegetale, e propone quindi esperienze in tal senso. Per questo, non arriviamo a definirla scientifica; nonostante sia valida e interessante. Ne abbiamo fatto concerti nel bosco, cd, presentazioni in scuole e parchi cittadini.

SoleNotturno

16 pensieri su “Piante amiche

  1. Questo è un mondo che mi affascina. Qualche anno fa cominciai ad occuparmi del mondo vegetale, nell’ambito dell’Associazione Damanhur Firenze e come prima cosa mi sono messo a cercare quello che negli anni passati era già stato fatto e sperimentato in Damanhur. Consultando i notiziari “d’epoca” ho rivissuto i tempi delle prime apparecchiature, simili a quelle dell’elettrocardiogramma, le alternative al suono costituite da lampade che si accendono e si spengono, i carrellini semoventi, il tutto comandato dalle piante. Da queste letture emerge un messaggio chiaro: intorno a noi vive un mondo che lotta per la propria sopravvivenza non solo con l’istinto, ma anche in maniera intelligente. Che silenziosamente ci accompagna nelle città e nelle nostre case non come un complemento d’arredamento ma come essere pensante e sensibile che interagisce con i nostri comportamenti e pensieri. Da lì si è sviluppato un profondo legame tra questo mondo e il nostro gruppo, che ci ha permesso di ottenere dei risultati inaspettati come il portare questa esperienza nelle scuole e addirittura al Museo Ortobotanico “Giardino dei Semplici” di Firenze.

    È un’esperienza che va avanti e dalla quale ci aspettiamo tanto.

  2. Ciao. Non capisco se questo argomento è più tecnologico o più vicino alla meditazione, cioè se sono più iportanti delle buone apparecchiature o se invece le piante hanno un istruttore-persona che entra in contatto con loro e “insegna” a comunicare e a suonare. Ho guardato youtube dove parla anche dell’Orto botanico di Firenze ma questo non mi è chiaro. Cosa resta, dopo? Delle registrazioni di suoni e delle sensazioni dentro di sé? E secondo te cosa resta nella pianta?

  3. Ho partecipato ad un concerto delle piante che mi ha colpito particolarmente, perchè in coda alla presentazione di Julia Butterfly Hill, una delle persone più autentiche, appassionate ed emozionanti che abbia mai conosciuto. Credo che la sua storia sia nota a tutti, ha vissuto su una sequoia in California per due anni, adesso non ho tempo di scrivere, ma vorrei che in queste pagine si parlasse anche di lei, perchè è una delle ambientaliste più significative di quest’epoca. Tra l’altro è venuta anche per presentare a Damanhur un programma che si chiama “What’s your tree”, sarebbe bello ne scriveste più diffusamente!

  4. Trovo che il contatto con il mondo vegetale sia un’esperienza fantastica, foriera di poesia e di ispirazione.
    Solo un’epoca barbarica come quella che stiamo vivendo può considerare le piante solo come un oggetto da utilizzare.
    La coscienza di una profonda connessione con la nostra parte più intima e magica può farci evolvere anche grazie al contatto con il mondo vegetale e quello animale.
    Per esempio: il cane capisce quello che gli viene detto e noi capiamo altrettanto il cane?
    A mia opinione, nella pianta, per rispondere a Nientediniente, resta una traccia positiva o negativa, per ridurre la vastissima gamma di sensazioni possibili, a seconda dell’atteggiamento di chi la contatta.

  5. Mi chiamo Claudio
    Si concordo le piante attingono ad un universo sensoriale diverso dal ns.
    Ho visto alcuni video sulle vs esperienze su You Tube
    Devo dire che conosco gia questo feeeling sonoro.Ho un modulatore di suoni che riproduce un suono in base allo staus delal pianta.Mi chidevo se avte mai provato ad interagire con esse con musica a 432hz…Vedo che usate un sintetizzatore YAMAHA.
    Sulla selfica cosa mi sapte dire?
    A presto.

  6. Qui a Firenze, proprio a pochi chilometri dal Centro Damanhur, c’è il Polo Scientifico Universitario di Sesto Fiorentino, dove è nato il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale. Ebbene, il verdetto del Laboratorio è chiaro: “Le piante sono intelligenti”.
    Secondo il Laboratorio, le creature vegetali hanno un loro linguaggio, con il quale comunicano e, al di là delle semplici apparenze, “si muovono molto con le estremità delle radici perennemente alla ricerca di cibo”. La scienza riconosce le intuizioni della ricerca damanhuriana e va anche al di là, affermando che le piante “dormono, allevano i loro figli, comunicano, imparano”, tutto questo perché, alla pari degli animali ritenuti comunemente superiori, possiedono un corredo di tessuti cellulari, “all’estremità delle radici, con caratteristiche neuronali capaci di trasmissioni sinaptiche analoghe a quelle di un cervello”.
    Cosa chiedere di più? E’ quello che faticosamente cercavamo di comunicare.
    Ma no, c’è davvero di più. Dal cuore emerge un pensiero forte: le piante sono grandi artiste, che riescono ad affascinare con la loro musica. Sono grandi artiste che fanno i loro esercizi musicali quando sanno di essere tra amici e sfoderano delle prestazioni da prime donne nelle grandi occasioni pubbliche. E per chi, come me, avrebbe la pretesa di far uscire dei suoni da uno strumento musicale, rimane ogni volta il grande stupore per come le piante riescano sempre a suonare note piacevoli, coinvolgenti e dense.

  7. Sentite va bene tutto ma adesso cosa state dicendo di questa storia delle piante! Cercate se volte di essere seri e credibili… certo la Julia Butterfly ha vissuto su una sequoia e ha voluto combattere le multinazionali e va bene ma da qui a dire queste affermazioni macroscopiche e abbastanza assurde..s. scusate, ma… dimostratelo!

  8. Eh si FRancesca ti capisco. Anche io prima di entrare nel merito sono rimasto a lugno scettico e mi chiedevo cosa diavolo state dicendo sul “Pensiero delle piante” come si diceva anni fa da queste parti.
    Dunque andiamo con ordine.
    Intanto come sempre invitiamo a venire, vedere e sperimentare con i propri occhi se quel che sperimentiamo e diciamo è vero o meno (in questo caso con le proprie orecchie).
    Proprio di recente durante non so più quale fiera in Toscana ho sentito dire che qualcuno di qualificato è andato ad osservare gli esperimenti del laboratorio damanhuriano di contatto con il mondo vegetale per trovare l’inganno e la mistificazione. Ma ha dovuto ricredersi, sperimentando di persona che la musica prodotta veniva realizzata solo ed eslusivamente dalle piante collegate agli elettrodi, mentre se questi venivano tolti non si produceva alcun suono dal sintetizzatore… Insomma, Tommaso per noi non è un problema, anzi è uno stimolo: ciasuno può – e auspichiamo lo faccia – provare da sè la veridicità delle nostre ricerche, e anzi magari portare il proprio contributo. Le piante reagiscono come reagisce un umano; sono ormai datati gli studi di ricercatori russi che avevano provato ad usare lepiante come “macchine della verità” in grado di riconoscere con una sorta di balzo emozionale persone che avevano rappresentato qualcosa di importante: benefattori per loro o al contrario attori disituazioni drammatiche. Ora studi più avanzati come quelli dell’orto botanico di firenze danno spiegazioni a fenomeni registrati e riproducibili.
    ma andando sul piccolo, il “Pollice verde” è chiaramente la capacità di entrare in relazione empatica con il mondo vegetale, così come ci sono persone che distruggono qualsiasi florida pianta. qualcosa dunque esiste.
    In quanto alla domanda di Nientediniente fra tecnica e meditazione, penso che la tecnica sia un semplice mezzo e la meditazione a suo modo anche, in questo casi usati per contattare questo – come altri – mondi.
    Ho visto con i miei occhi non persone istruttori ma piante insegnanti trasmettere a piante neofite la capacità di modulare il suono. come dire che le piante esperte sono in grado di far capire a piante che non lo hanno mai fatto e in tempi molto brevi come suonare e fare quindi bella figura in un concerto pubblico di alberi e piante in vaso!

  9. Dimostrartelo non e’ semplice.Vai in un centro Damanhur e lo puoi verificare con le tue orecchie.Occorrono apparecchiature in grado di rilevare correnti elettriche dell’ordine del microampere.Questi strumenti si chiamanao galvanometri e non si trovano nelle ferramenta ne dette scale vengono usate nei comuni tester hobbystici.Se conosci l’elettronica puoi ricavare uno strumento modificando un rilevatore crepuscolare.Smonta il sensore e collega uno dei due terminali ad una foglia.L’altro terminale lo collegherai alla terra del vaso.Rendi il uttto leggermente umido per uan migliore conducibilita’.Poi regola il selettore che reagola la sensibilita’ del sensore per es ponendolo alla massima sensibilita’ cioe’ in modo tale che il sensore si attivi alla minima variazione di luce.collega l’uscita del crepuscolare ad uan lampadina.E quindi osserva il comportamento della pianta.Ovviamnte questo e’ un approccio molto rudimentale poiche’ la pinata sara’ in grado solo di accendere o spegnere la lampadina.Oppure poi collegare il crepuscolare ad un lettore cd con un bella musica mozartiana.La pianta dopo averla ascoltata cerchera’ di attivare il crepuscolare .Tu diminuisci di poco al sensibilita e lei vedrai che dopo pochi secondi riattivera’ il dipositivo.Ovviamnte non puoi aumentare piu’ di tanto perche’ al pinata andra’ fuori scala cioe’ non c’e la fara piu’a compensare elettricamnte il segnale.Poi fai la prova inversa metti musica hard rock o metal e vedrai che al pianta disgustata,non attivera’ il crepuscolare neanche alla massima sensibilita’.Ora tocca a te ti ho dato la possibilita’ di verificare a casa tua quello che qui si e’ detto.Ovviamente se non conosci l’elettronica e non hai una buona dose di manualita’ cio’ che ti ho suggerito diventa un ostacolo insormontabile…Non so a Damanhur ma io uso strumenti piu’ sofisticati di un comune galvanometro.Persino un carrellino dove la pianta decide da se dove andare per la stanza…Non e’ esoterismo solo fisica ed elettronica applicata.Ovviamente qui l’elettronica e’ molto piu’ complessa di un semplice crepuscolare…perche’ prevede che la pianta abbia piu’ gradi di liberta’.Ma c’ un problema gia a 4 gradi cioe’ 4 canali di uscita che comandano 4 funzioni diverse la pianta va in crisi perche’ non e’ una creatura che e’ in grado di controllarsi in uno spazio tridimensionale in modo rapido.Le piante non camminano e usano lo spazio circostante muovendosi lentamente.Per es le viti che si attaccano con i tralci alle travi di sostegno o il classico girasole che segue il disco solare.Comprendi anche tu che un carrellino e’ un qualcosa che per la pianta suona come un qualcosa di astruso.Quindi farlo andare avanti e indietro (2 gradi) e farlo girare a dx o a sx (altri 2 gradi) per una pianta e’ un esperienza traumatizzante…Puoi sempre provarci con due crepuscolari e due motori indipendenti montati su uno chassis (usa il meccano) che contenga batteria e la pianta stessa.Auguri….

  10. Il percorso di alcuni ricercatori e di molti esseri umani sul significato moderno di scienza è iniziato, secoli fa, dall’idea che “tutto ciò che accade è spiegabile scientificamente”, poi si è trasformato in “tutto ciò che accade è spiegato scientificamente” ed è approdato alla logica conclusione che “tutto ciò che non è spiegato scientificamente non accade”.
    Basta dire “Dimostralo!” e automaticamente una miriade di fenomeni vengono mutati in superstizioni.
    In Damanhur son decenni che svolgiamo una ricerca sul mondo vegetale di cui forniamo i risultati e favoriamo la partecipazione alle persone interessate, senza preclusioni.
    Personalmente non trovo interessante che si possa trasformare il segnale elettrico delle piante in musica. Con opportune apparecchiature credo si possa trasformare qualsiasi cosa in musica.
    Ciò che trovo interessante è che questa musica reagisca alle persone presenti, alle loro azioni ed ai loro pensieri (anche in assenza di contatto fisico con la pianta).
    Se le piante sono in grado di queste mutazioni, l’unica cosa che trovo assurda è l’idea che in loro non vi sia sensibilità e intelligenza.
    Questa affermazione è corretta?
    In ogni caso non posso negare la mia esperienza diretta solo perché nessun ricercatore ha ancora dato una spiegazione che cancelli ogni traccia di dubbio dal mondo scientifico.
    Fino a quel momento, cara Francesca, se ti interessa l’argomento puoi venire a vedere ciò che facciamo oppure, se non ti fidi, puoi seguire le indicazioni di Claudio.

  11. personalmente non credo che si debbano, a tutti i costi, dimostrare scientificamente le scoperte che animano la ricerca. L’amore è dimostrabile scientificamente? E un emozione? E se anche queste pulsioni dimostrabili fossero, ma non noi siamo ancora sufficientemente raffinati per percepirle, vorrebbe dire che non esistono?

  12. La ricerca potrebbe andare ben oltre. Con apparati adatti di collegamento alle piante si potrebbero sfruttare le loro capacita’. Ad esempio le piante sono sensibili ai terremoti. Bisognerebbe per’ creare apparechiature piu’ sofisticate da collegare alle radici delle piante, che rappresentano il loro cervello. Personalmente mi sono interessato per un po’ a questo discorso con una persona molto essperta in elettronica e che stava appunto facendo uno studio su come costruirla. E’ fattibile ma un po’ costosa, perche’ l’elettrodo da collegare alle radici deve essere fatto con criteri particolari altrimenti il segnale viene immediatamente modificato e interrotto.

  13. Credevo di aver sempre avuto un bel rapporto con le piante ma da quando ho visto la trasmissione di Mistero in cui il giornalista Bossari rimaneva affascinato dalla musica delle piante, ho pensato che avrei potuto approcciare i miei alberi in modo nuovo.
    sono venuta a vedere ed è davvero entusiasmante…
    Grazie per questa meravigliosa invenzione!!

  14. Carissimi amiche e amici Damanhuriani,
    Sonno Claudia , di Belo Horizonte , in Brasile.
    In serata com Falco scorsa, la Professoreza Shama non c ¨è. Io sono molto interessata in orientamento dell¨albori. Per favore , Professoreza Shama o Professreza Lizard , si voi potete invio di materiale per me fare la ricerca e il nome da donna brasiliana che fà questa richerca qui in Brasile ( il nome e anche il l’indirizzo di e-mail.
    Sonno con molta nostalgia di Damanhur e di tutti voi .
    Sonno del spirito in rituale di Oraculo , ieri sera.
    Con Voi.
    Bacci e abbracci fraterni.
    Un augurio di ¨in bocca al lupo¨ a tutti voi.
    Claudia Maria Belo Lisboa.

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