Cosa intendiamo per spiritualità?

… capita che mentre parli con un visitatore, o un giornalista, o un parente, di quello che si fa a Damanhur – l’esperimento sociale, le case, il volontariato, l’arte, la politica, la ricerca, l’agricoltura biologica, i convegni ecc. – questo a un certo punto ti dica: “Vedo tante realizzazioni ma io avevo capito che la vostra è una comunità spirituale…”

E allora ti accorgi che l’accezione spirituale damanhuriana è da spiegare bene, meglio di quanto fino a quel momento hai fatto.

Certo che Damanhur è un’esperienza spirituale: tutto nasce da lì. “Spiritualità” significa “essere nella direzione della vita”. La vita si esprime attraverso la molteplicità delle forme e delle esperienze presenti nell’universo: animali, piante, minerali, entità sottili, tempo, spazio, ognuna delle quali va verso le altre.

Spiritualità significa dedicarsi con purezza e intensità alla scoperta di tutte queste realtà, facendo di ogni incontro un’occasione di crescita intima. Su una strada spirituale, è importante lavorare, stare con gli altri, studiare, educare i figli, pregare, perché ognuna di queste attività permette di incontrare e scoprire realtà diverse.

Pregare significa cercare di conoscere quelle forze che sono intorno a noi: nell’antichità classica avveniva dando un nome, un volto e un potere al tuono, all’amore, alla guerra e così via, fino a realizzare gli impianti religiosi politeisti. Successivamente, si sono creati i culti di un unico dio, separato da ciò che egli stesso ha creato.

Secondo noi oggi spiritualità significa cercare la verità, che possiamo incontrare solo attraverso la ricerca perché non può esserci rivelata da nessuno.

I damanhuriani sono su un percorso spirituale: perché tutto ciò che fanno è orientato verso la scoperta e il risveglio della natura divina di ogni individuo. Questo avviene tanto mentre si zappa un orto quanto mentre si celebra il solstizio con la veste rituale indosso, tanto mentre si complila un articolo per un blog quanto mentre si medita a gambe incrociate, nel silenzio interiore.

Per molte tradizioni, degne di nota e di rispetto anche da parte di chi non le segue, la spiritualità è una sorta di grazia che tocca e illumina alcuni individui fortunati: secondo noi, è una scelta di vita, da ripetere ogni giorno e soprattutto da tradurre in pratica con i propri atti.

Ho voglia di confrontarmi con voi su questo tema.

32 pensieri su “Cosa intendiamo per spiritualità?

  1. Lei parla di spiritualità e la coniuga con certo pragmatismo, il che è una novità almeno in campo filosofico. Ma non comprendo il contesto del vostro Credo, cioè non capisco i contorni della parola spiritualità per voi, nel riferirvi ad un’espressione religiosa, di contatto con un’ente trascendente o solo come laica espressione dell’essere. Lei cita passaggi storici più o meno congrui al contesto ma non capisco esattamente come VOI vi ponete nei confronti di Dio, o quello che è per voi. Gradirei un chiarimento in proposito.

  2. C’E’ SPAZIO PER UN OPINIONE CATTOLICA?

    Premetto che sono una credente cattolica e non so se c’è spazio per il mio punto di vista. Per altro io ho una visione un po’ “alternativa” della Cristianità e cerco di applicare i valori in cui credo ogni giorno. Ho visitato i vostri siti con attenzione perchè ho trovato curiosi alcuni parallelismi con la Chiesa (che da quello che capisco non apprezzate molto….). in realtà non mi sembra siate molto differenti da chi crede nella parola di Cristo. siete a tutti gli effetti una religione politeista, per quanto giovane ma applicate valori simili alle prime comunità cristiane: condivisione, solidarietà e carità. inoltre costruite templi (chiese) per esprimere la vostra permettete complicata Fede. Mi piacerebbe sapere se c’è spazio per il punto di vista di una cattolica giovane e credente o se devo rinunciare in partenza…

  3. “Lei parla di spiritualità e la coniuga con certo pragmatismo, il che è una novità almeno in campo filosofico. Ma non comprendo il contesto del vostro Credo, cioè non capisco i contorni della parola spiritualità per voi, nel riferirvi ad un’espressione religiosa, di contatto con un’ente trascendente o solo come laica espressione dell’essere. Lei cita passaggi storici più o meno congrui al contesto ma non capisco esattamente come VOI vi ponete nei confronti di Dio, o quello che è per voi. Gradirei un chiarimento in proposito.”

    Cerco di andare per ordine e soprattutto di essere sintetico.

    Innanzitutto, il pragmatismo – parola che usi tu, e scusami il “tu” ma in un blog nel quale usiamo nickname il “lei” è anticostituzionale – non è propriamente una novità in campo filosofico e spirituale. Se pensiamo al panteismo, cioè al principio divino presente in ogni cosa, la conseguenza logica è onorare dio nelle forme e nella pratica. Noi lo facciamo davvero. Siamo dunque panteisti? Sì e no.

    Io credo che oggi tutte le definizioni debbano essere riviste. Trascendenza, immanenza, panteismo sono definizione che oggi rischiano di legarci le mani. Per onorare davvero – come meritano! – la sapienza antica, le categorie classiche, oggi dobbiamo creare categorie nuove, dobbiamo porci obiettivi e coniare definizioni diverse.

    Credere nel divino è un atto laico, secondo me. Noi crediamo in ciò che sentiamo. Se ti lasci libero di “sentire” e poi rifletti su cosa senti, ti accorgi che esiste una sfera più ampia di quella nella quale ti muovi fisicamente. Una sfera fatta di vari strati, come una cipolla, nella quale ogni strato ha una densità diversa.

    Nel tempo, strati diversi, che hanno probabilmente prerogative diverse, sono stati chiamati “divinità” dai popoli. La cipolla nel suo complesso è stata chiamata “creato” o “esistente” (che mi piace di più).

    Spiritualità significa cercare di esplorare tutti gli strati della cipolla, quindi credere – se vuoi usare una parola – che quegli strati chiamati divini esistano davvero e possano interagire con te. Esiste poi qualcosa al di là della cipolla, il Grande Ortolano, alias “Dio” o “Motore Immobile”? Non lo sappiamo. È fuori dal nostro campo di esperienza. Tutto sommato è irrilevante, perché se esiste è fatto di indifferenza. L’amore, che muove la ricerca spirituale, perché si può esplorare solo ciò che si è capaci di amare, vive nella cipolla, e ne rende amabile anche l’odore.

  4. @venorik82
    puo’ sembrare brutto detto cosi’, ma l’esperienza impone una pesatura della spiritualita’ delle persone, a prescindere dal credo personale. personalmente ho avuto la fortuna di conoscere dei veri “preti”, molti dei quali venivano scacciati dalla stessa chiesa per l’eccessiva elasticita’ mentale o per aver pestato i piedi al proprio superiore. ricordo ancora lo scandalo di noi giovani quando ci vedemmo strappare via il mitico don basilio perche’ aveva idee troppo progressiste.

    senza andare troppo lontano, chissa’ se qualcuno degli anziani ha voglia di raccontare la vicenda relativa al parroco di Vidracco… purtroppo non ero ancora arrivato e sicuramente riporterei una visione incompleta, perlomeno imprecisa, dell’accaduto.

  5. Un’opinione cattolica? Perché no? (Spero che vada bene anche a Sparviero, ovvio…)
    Dire che il messaggio cristico è bello e profondo, ed è stato sporcato da due millenni di cristianesimo è diventato quasi un luogo comune, che condivido ma dal quale preferirei stare alla larga.
    La differenza tra monoteismo e politeismo è risibile. I cattolici si considerano monoteisti ma chiunque altro, nel loro pantheon popolato di santi, vede una concezione politeista del divino.
    Il principio divino, in quanto tale, è uno. In quanto divino, è presente anche in ogni individuo, che quindi sceglie col proprio libero arbitrio – se gli è data l’opportunità di farlo – se e quale volto del divino cercare. Non è relativismo, come dice Joseph Ratzinger, è “senso di adesione” al principio universale. Lui probabilmente preferirebbe “disciplina di adesione”.
    Veronik82, ho bisogno di domande forti e difficili, purché vere, per animare questo blog. Scrivi quando vuoi.

  6. sono contenta che abbiate aperto questo scambio sulla vostra spiritualità, io vi conosco da tempo ma a dire il vero questo è l’aspetto che meno comprendo, ho provato un paio di volte a fermarmi negli incontri in cui trattate pubblicamente di questi temi ma ho desistito dal capirci qualcosa. Le vostre teorie mi sembrano molto complesse, mentre nella vita quotidiana fate cose che sono facilmente condivisibili, come il volontariato nella Croce Rossa, l’attenzione all’ambiente, l’agricoltura biologica ecc. nella sfera della religiosità o spiritualità che sia ci sono tanti termini poco comprensibili, faccio un esempio che mi ha colpito: cosa vuol dire “divinizzare” la materia? Puoi spiegarmelo in termini semplici?

  7. Divinizzare la materia significare dare un significato spirituale a tutto, veramente tutto ciò che compare nella nostra vita. L’aura energetica che circonda ogni individuo non ha “più” radice spirituale di quanto ce l’abbia un sasso. Ce l’hanno entrambi.
    Divinizzare la materia significa rendere sacro tutto l’universo, riconoscerne la matrice divina, considerarlo nel suo insieme come una grande entità che punta a un obiettivo. La nostra idea non è solo quella di illuminarci, conoscere e comprendere tutte le leggi dell’universo, ma è quella di farlo all’interno di un universo che si illumina a sua volta, divinizzando la materia della quale è composto.
    È vero, dato che non sei la prima che me lo comunica: alle volte siamo complicati e poco comprensibili. Oltre che tanto strani. Questo blog serve a rendere comprensibile ciò che facciamo senza banalizzarlo. “Divinizzare la materia” non è un’espressione che ho usato io, che preferisco parlare di cipolle. Chissà se ci riusciremo…

  8. Ciao. Questa esperienza spirituale, come dici, Stambecco, avviene come? Ho un po’ di domande da porti.
    C’è una “Bibbia” vostra? Riti, celebrazioni, oppure gruppi di approfondimento? Cosa fate nei riti dei Solstizi?
    Gli anziani guidano i giovani? Ci sono sacerdoti? Ecc. ecc.
    A parte la parte filosofica, vorrei capire cosa avviene.

  9. Con voi. Scusate l’assenza per qualche giorno.
    Che fine hai fatto veronik82, cattolica giovane e credente? Lo spazio per la tua opinione c’è, ora non ti resta che occuparlo. A me, interessa capire meglio in cosa i damanhuriani assomiglierebbero ai cristiani. In verità, a parte alcuni caratteri generali che uniscono tutti o quasi i percorsi spirituali – solidarietà, senso mistico, fiducia negli altri… – io credo che le analogie siano poche, a cominciare da come interpretiamo certi valori. Attendo di rileggerti.
    Invece, a elena latina voglio dire: come facciamo a parlare della nostra esperienza spirituale senza toccare la parte filosofica?
    Parlare di “Bibbia”, riti, celebrazioni senza filosofia, è folklore. Comunque: posso dire che non c’è una Bibbia, cioè un testo fondante, semmai c’è una serie di meditazioni proposte nel tempo da Falco e poi sviluppate negli anni dai damanhuriani, chiamate “Quesiti”, che ispirano “i nostri passi quotidiani su questa strada” (che immagine romantica mi è venuta! potrei avere i violini di sottofondo?)
    Gli anziani guidano i giovani, certamente: guidare, però, significa insegnare a rendere forti le proprie scelte e a saper fare da soli.
    Celebrare un rito del Solstizio prevede delle formule, dei gesti, delle azioni: chi le compie è, a suo modo, un “sacerdote”, però a questa parola preferiamo “officiante”. Ogni damanhuriano che abbia una certa esperienza può officiare queste celebrazioni. Che peraltro sono pubbliche: vieni ad assistere anche tu, piaccia o non piaccia, credo che sia interessante.
    Infine a Sparviero confesso la mia riluttanza a raccontare del parroco di Vidracco: vuole una leggenda metropolitana (metropoli di Vidracco, appunto) che un giovane sacerdote, qualche anno fa, abbia dal pulpito lodato la coesione dei damanhuriani, portandoli ad esempio di solidarietà, e che la cosa non gli sia valsa esattamente un apprezzamento da parte della Curia di Ivrea, compreso il fatto che non lo si è più visto da queste parti. Ma io alla messa non c’ero e dell’episodio non ho testimonianze dirette, non metterei la mano sul fuoco che sia accaduto davvero…

  10. Di cosa parliamo, oggi, quando parliamo di fede?
    C’è chi ne parla alla stessa maniera da sempre: un dono che viene dall’Alto e che permette a chi ne è toccato di “credere” e tendere verso Dio. In questo caso, però, sarebbe Dio stesso il protagonista della fede: la fede sarebbe un dono e non una conquista dell’individuo, che potrebbe tutt’al più accoglierla o rifiutarla. Ma se è vera fede non potrà che accoglierla, mentre se la rifiuterà il significato è chiaro: non era fede.
    Del resto, è nella natura stessa dell’essere umano voler essere protagonista della dimensione nella quale vive, che comprende anche un inestinguibile anelito spirituale. Il percorso della storia indica con chiarezza che sempre in più ambiti l’essere umano chiede di “fare il gioco” e non solo di “stare al gioco”. Come potrebbe, quindi, la fede essere semplicemente un dono del Cielo, come asseriscono tante religioni? Oltretutto, perché mai Dio dovrebbe fare questo dono ad alcuni e ad altri no?
    Secondo la filosofia damanhuriana, avere fede è una scelta. Credere che, attraverso un percorso scelto e coerentemente seguito, si possa arrivare ad avere conoscenza e coscienza della propria profonda natura divina, è un preciso atto di volontà. Si parte da un sentire che viene dal profondo di sé, lo si accoglie e lo si fa crescere, per scelta, perché si decide che quella è la corda con la quale si vuole scalare il cielo. Sentire, percepire la propria natura divina è un atto naturale. Si tratta di credere in un percorso: indirizzare la propria energia verso un risultato, adoperare il proprio ottimismo, la propria capacità di desiderare. Esercitare, soprattutto, la propria coerenza verso ciò che si ritiene vero.
    Non fede che scende dall’Alto quindi, ma capacità di credere per salire noi stessi: l’Alto siamo noi.

  11. Questa accezione di fede è molto interessante.
    Mi piace l’idea di partire dal presupposto che avere fede significhi esprimere un’atto volitivo, più che rappresentare una conseguenza a qualcosa che arriva dall’esterno, come il dono di un Dio.
    Molti pensatori e ricercatori laici si convertono ad una religione spesso alla fine della propria esistenza, la fede diventa in questo caso la conseguenza di una valutazione: è più plausibile riconoscere l’esistenza di un dio dietro all’immane complessità del creato, piuttosto che un insieme di leggi fisiche e chimiche relativisticamente, e meccanicamente, interconnesse.
    La vostra visione spirituale è nata e si è fondata sulle stesse valutazioni comuni a molti filosofi convertiti alla fede?

  12. La nostra visione spirituale, cara Libera, non solo “è nata e si è fondata” ma si sviluppa anche ogni giorno. Intendo dire che nel tempo si precisa, si arricchisce, si approfondisce grazie all’esperienza di ognuno di noi. Se vai a rileggerti i nostri scritti dei primi anni, ad esempio, troverai un forte accento sul rapporto con le Forze divine, sul saper crescere anche attraverso il dolore, sul limare i nostri difetti. Tutto valido anche oggi, ma nel tempo abbiamo imparato a porre l’accento sull’Essenza divina che si trova dentro di noi più che fuori, sulla ricerca della felicità come mezzo per l’evoluzione, sullo sviluppo dei nostri talenti.
    La fede è un atto di scelta, basato su un sentire profondo che diventa modo di vedere la realtà. Dal nostro punto di vista, peraltro, è un’attitudine naturale dell’essere umano. Se nel corso della nostra esistenza crescessimo e diventassimo adulti privi di condizionamenti, liberi di seguire ciò che sentiamo dentro, saremmo tutti innamorati della vita e curiosi di conoscerne e comprenderne ogni aspetto, visibile e invisibile: in altre parole, vivremmo tutti una profonda spiritualità.
    Lo so che questo può sembrare strano o limitativo. I damanhuriani, te lo assicuro, sono dei mistici, con le mani impastate nella materia. Ognuno di noi vive la propria fede dentro di sé, e si riconosce in un sentire comune.
    Fede in cosa? Nella natura divina di ogni essere umano e di ogni forma che lo circonda; fede nell’esistenza di una realtà più vasta di quella che ci indicano i cinque sensi, che comprende un vasto “ecosistema spirituale”; fede in un destino ultimo che indica come traguardo la progressiva sovrapposizione tra l’essere umano e l’essenza divina dell’universo.

  13. Ciao a tutti. Tu dici che non siete una religione, ma come si diventa damanhuriani? Voglio dire: o si crede nella vostra spiritualità o non si crede, come per tutte le cose, ma come ci si entra? A un certo punto uno diventa di fede damanhuriana? Come conosce i Quesiti? Come fa a celebrare il Solstizio?
    Fra i damanhuriani ci sono anche persone che seguono una loro religione diversa?

  14. Come ho già espresso in altre pagine di questo blog, non sono un damanhuriano, ma abitandoci una mia cara amica, ogni tanto frequento Damanhur ed i Damanhuriani. Dall’esterno si percepisce una forte spiritualità pratica(non mi viene un altro modo di descrivere quello che sento), un senso sacro delle cose e dell’essere. Anche dietro ai piccoli gesti quotidiani ci sono sempre motivazioni. La mia amica mi dice che “è per dare nuovo significato e valore alle cose che si fanno”. Non mi sembra che i damanhuriani abbiano una religione, ma un pensiero che li conduce in un percorso di ricerca. Non so se sono stato chiaro nell’esprimere il mio sentire. Ci sono aspetti che condivido, altri che mi incuriosiscono. Il vivere insieme con così tante persone un po’ mi spaventa, perché sono un po’ egoista e egocentrico, però sincero. Mi piacerebbe molto approfondire l’aspetto rituale. Ho capito che la ritualità è molto importante, ma le parti, per così dire “pubbliche” non sono molte(almeno io ho partecipato solo ai solstizi ed equinozi. Qualcuno può darmi qualche approfondimento di cosa fate e a cosa serve?
    grazie

  15. Provo a rispondere ad alcune domande di nientediniente, e con l’occasione parlo un pò di me, della mia storia, di come e perchè sono venuto a Damanhur.
    Senza partire proprio da Adamo ed Eva, diciamo che da ragazzino ero praticante cattolico, andavo regolarmente a messa, perchè questa era la direzione proposta dalla mia società di provenienza (vengo da Torino).
    Crescendo, diventando adulto però, mi ponevo le domande classiche esistenziali, da dove veniamo, cosa c’è dopo la morte, eccetera. Questo perchè la mia religione di provenienza, con tutto il rispetto, non era riuscita a darmi le risposte per me esaustive.
    Ero diventato un ricercatore della verità, transitavo tra gruppi umanisti e discipline yoga, per trovare la risposta alle mie domande.
    Non sapevo di preciso cosa cercavo, ma sentivo che esisteva per me la risposta speciale.
    L’unica credenza era quella della reincarnazione, perchè intuivo che tra le tante possibilità era quella più attendibile e poi anche perchè dolcemente mi risuonava dentro.
    Un giorno, occasionalmente, passeggiando per le bancarelle di Torino, ho trovato un libro molto interessante: era un libro Damanhuriano, una raccolta di incontri e conferenze che trattava argomenti diversi.
    Avevo trovato la risposta. Quel libro è stato per me il più grande tesoro.
    Ogni pagina, ogni argomento trattato, mi risuonava dentro.
    Ad un certo punto sono poi andato oltre, ed ho cercato di capire chi erano le persone che hanno scritto questo libro. Nel retro della copertina si parlava di questa comunità situata nella valchiusella, fra l’altro molto vicina a Torino, una nuova filosofia di vita, un posto dove si rispettano le piante e gli animali, dove la magia è gioia.
    Sentivo intimamente che la mia direzione sarebbe stata quella, ma non ero ancora pronto, avevo ancora per la testa la moto, la palestra, non ero ancora maturo insomma. Ho incominciato però a frequentare la comunità come ospite, ed a partecipare ai corsi di formazione che mi interessavano, che andavano ad approfondire gli argomenti del mio libro.
    Da li in poi, ho socializzato con i Damanhuriani, ho capito che era più importante cercare di fare qualcosa di utile per risvegliare i valori profondi dell’umanità, anzichè smanettare con i motori.
    Quindi eccomi quà a Damanhur da 13 anni, felice e consapevole della scelta fatta.
    Ecco, ditemi voi ora, dopo che avete letto la mia storia, come cavolo si fa a parlare di plagio? Vi sembro un tipo plagiato? Sono venuti mica mai a Torino a casa mia, a plagiarmi verso Damanhur? Oppure all’improvviso è uscito dall’ultima pagina del mio libro un guru che mi ha ipnotizzato per l’eternità?
    Non vi sembra più credibile il fatto che io abbia trovato un percorso di vita che mi corrisponde?

  16. Ciao nientediniente, allora, per esaurire tutte queste domande in tempi brevi, ti invito a venire a Damanhur, così che tu possa toccare con mano la nostra realtà, e possa avere tutte le risposte alle domande che hai posto. Ad una ti rispondo, “ma come ci si entra?”, beh, ognuno può scegliere il modo più adeguato alle proprie esigenze. Cosa vuol dire?, vuol dire che per far parte di Damanhur, ci sono molti modi, molte possibilità, ci sono dei livelli di appartenenza. Io ho scelto l’appartenenza totale, quindi vivo a Damanhur, ma se per caso a te ti piacerebbe far parte di Damanhur, ma non vuoi vivere a Damanhur, anzi, vivi in Islanda, va benissimo, puoi aderire annche in questo caso, con un livello adeguato alla tua situazione, alle tue necessità. Ecco, per ogni livello ci sono dei parametri che ti permettono di esprimere il tuo livello di apparteneza. ok, che te ne pare?
    ;)

  17. Come si diventa damanhuriani? Quando incontri Damanhur scopri un modo di intendere la vita e lo spirito (quel modo, per intenderci, che sto cercando di illustrare su queste pagine). Se la visione spirituale di Damanhur ti risuona dentro puoi cominciare ad approfondire i nostri temi leggendo, seguendo gli incontri pubblici, facendo i corsi, passando un periodo a Damanhur.
    Se desideri maggiormente approfondire i temi e farne il tuo percorso di crescita personale, puoi aderire alla Scuola di Meditazione. Il percorso di Meditazione, fatto di incontri periodici, perlopiù settimanali, può accompagnarti per tutta la vita o interrompersi in qualunque momento tu lo decida. Per i damanhuriani, è la base della crescita personale.
    È nell’ambito di Meditazione che si approfondisce lo studio sui rituali antichi dei Solstizi e degli Equinozi, che a Damanhur celebriamo ogni anno, in un grande cerchio nella natura, indossando vesti rituali colorate che indicano l’anzianità di partecipazione al percorso di Meditazione. Sono momenti di grande intensità per tutti, e sono aperti a tutti coloro che vogliono assistervi: il prossimo sarà il Solstizio estivo, verso il 20 giugno, e siete tutti invitati (solo, contattateci prima in modo che possiamo organizzare tutto al meglio).
    Il percorso di Meditazione porta anche all’attivazione di una ritualità personale, come la preparazione ai pasti, la celebrazione del compleanno, la “pulizia energetica” degli oggetti: sono pratiche che i partecipanti a Meditazione acquisiscono lungo il percorso.
    A quali forze si riferiscono i damanhuriani? Esiste intorno a noi un ecosistema spirituale formato da intelligenze diverse, che l’umanità ha sempre cercato di identificare in tanti modi che hanno dato vita ai pantheon del passato. Pù semplicemente, noi diciamo che l’universo ha una matrice divina che tutto permea, e alla quale possiamo rivolgerci usando nomi diversi – i nomi che l’umanità ha usato nei millenni – perché sempre fanno riferimento alla stessa essenza. L’insieme di tutte queste forze lo chiamiamo Triade, per evidenziare le tre caratteristiche principali con le quali i diversi nomi del Divino sono stati definiti: femminile, maschile, naturale.
    I damanhuriani seguono il percorso di ricerca spirituale che ho così sommariamente riassunto. Chi segue un percorso come questo non segue contemporaneamente una religione: non perché sia vietato ma perché sarebbe un controsenso intimo. Ciò non toglie che molte persone, di religioni e credo diversi, frequentino e siamo amiche di Damanhur, perché anche se non vi si riconoscono trovano qui pace, rispetto e armonia.

  18. Per uno che soffre di vertigini non c’è alcun divieto per fare il funambolo. Nonostante ciò è molto improbabile che lo faccia.
    La religione è un percorso codificato e, quasi sempre, rivelato. In quanto tale ogni religione si accredita, e non potrebbe far altrimenti, solo screditando le altre.
    La ricerca, all’interno di una religione, si limita a definire meglio e, al limite, a reinterpretare se stessa (se non vuole scadere nell’eresia).
    Ammettere che possano esserci più percorsi è la fine della religione, ma anche l’inizio della ricerca spirituale.
    Io sono a Damanhur anche perché è un ambiente che favorisce la ricerca di un mio percorso spirituale che, se aderissi ad una religione, non mi porrei neanche il problema di cercare.

  19. Saluto tutti i partecipanti, sono damanhuriano da 15 anni e sono appassionato di argomenti legati alla ricerca, alla spiritualita’, al paranormale, se posso essere utile per dare risposte su tutti questi argomenti intervengo volentieri. Comincio a dare qualche spunto a nientediniente. Vedi quando si parla di spiritualita’, ritualita’, divinita’ eccetera non si puo’ non considerare che innanzitutto damanhur e’ una Scuola: noi la chiamiamo scuola di meditazione, anche se in questo caso la parola meditazione non ha la comune accezione, ma indica un percorso piu’ diretto ad una azione fisica nella materia. E’ comunque una scuola di conoscenza e di ricerca, per questo di solito prendiamo le distanze dal concetto di religione. In questa, infatti, ci sono verita’ indiscusse, i cosiddetti dogmi, verita’ assolute che non possono essere ne sondate ne’ tanto meno modificate. Nella nostra realta’, invece, essendoci una continua ricerca su tutti gli aspetti che fondano la scuola e la conoscenza, i dogmi non possono esistere, sarebbero chiaramente contrari ad ogni logica di ricerca. Come si diventa damanhuriani? Beh bisogna che naturalmente ci si senta attirati da questo tipo di percorso, scusate la banalita’, e poi basta chiedere informazioni nella nostra sede o in uno qualunque dei nostri centri. Non e’ certamente complicato, si puo’ aderire poi in forme diverse. Dal mio punto di vista il sistema migliore e’ quello di cominciare uno dei vari “CORSI DI MEDITAZIONE” che ogni tanto partono, percorsi che permettono appunto di accedere alla Scuola di meditazione.
    Non direi che esiste una fede damanhuriana, infatti il dibattito tra filosofia e religione testimonia la pluralita’ di vedute, ma sicuramente ci sono delle basi di conoscenza condivise.
    Uno dei punti fondanti della nostra Scuola, e per fortuna anche di altre, e’ che non esistono delle verita’ assolute, quindi ogni esperienza spirituale puo’ essere condivisibile. Mentre c’e’ sicuramente un’avversione per tutte le forme di fanatismi o fondamentalismi.
    Nella mia esperienza la scuola damanhuriana mi ha insegnato a dare significato a tante cose che per me prima non ce lo avevano, mi ha cambiato parecchio la visione della realta’, della vita umana, dell’anima, ed mi ha anche insegnato ad apprezzare la ricchezza di altre esperienze. Quindi non so se nella tua domanda nella quale chiedevi “o si e’ di fede damanhuriana o non si crede”, intendevi se noi vogliamo imporre la nostra verita’ su altre, in ogni caso una cosa simile e’ assolutamente contraria ai nostri principi.
    Saluti a tutti. Ben vengano domande di chiarimento.

  20. eccomi qua. sono un damanhuriano ma voglio sottoporvi comunque un quesito che ho raccolto anche da altri. Qualcuno mi sa spiegare secondo la propria visuale in modo comprensibile se è fede o spiritualità credere nella Triade, nella Selfica e nelle Linee sincroniche? tre argomenti vasti e complessi che non son così facili da collocare… Stambecco Pesco, tu che hai accennato alla Triade in senso che direi un po’ tecnico, cosa ne pensi?

  21. cassettaoro, la vita è esperienza e le esperienze che incontri ti portano a… sentire? credere? confidare?
    Io sento da sempre che esiste alla base della vita un principio divino. E lo cerco. E’ fede? Boh, forse sì. Non è per me una fede che consola (d’altronde, io sono felice della mia vita e non ho bisogno di consolazione o di conforto) ma semmai una fede che mi stimola a “saperne di più” della vita.
    Parlare di Triade significa pensare che tutte le volte che gli individui si sono rivolti a forze più grandi di loro, usando nomi e simboli diversi, in realtà si sono rivolti a un’unica grande essenza che riempie l’universo: identificare la forza con una montagna inaccessibile o con la fertilità o con una colomba rendeva tutto più comprensibile. Ma quei nomi e quei simboli non sono sbagliati, sono modi per concepire il divino. Sono modi che tendono a mettere dei confini a ciò che non dovrebbe averne, secondo me, ma sono rispettabilissimi.
    Voglio dire: credere in una matrice divina dell’universo è un atto di fede (infatti chi è ateo non ci crede). Dare una lettura anche razionale di questa matrice divina secondo me è ricerca; vivere secondo ciò che ti insegna questa ricerca è spiritualità.
    Parlando d’altro: le linee sincroniche e la selfica sono due filoni di ricerca in Damanhur. Personalmente li pratico poco perché non ho un sentire personale in merito e mi piace dedicarmi a ciò che sento più vicino alla mia sensibilità. Non scomodo alcuna fede, mi fido di chi ricerca e produce ipotesi in merito e, naturalmente, godo profondamente del sollievo che alcune self portano alla mia cervicale!

  22. Credere o non credere non fa molta differenza per coloro che dalla vita non cercano risposte e si limitano a perpetuare le usanze per abitudine o per superstizione.
    Gli altri – per indole, cultura, carattere, casualità – formulano delle ipotesi sull’esistenza o meno di un piano divino e, se optano per l’esistenza, sul numero delle divinità (una o tante? tutte reali o qualcuna sì e qualcuna no?) e via discorrendo.
    I religiosi, gli atei e qualcun altro sono così soddisfatti dalla propria risposta che non si pongono il problema di verificarla e tanto meno di confrontarla (se non con chi pensano abbia idee compatibili).
    Altri ancora vivono secondo l’ipotesi formulata verificandola costantemente, discutendone e sfruttando il dubbio come stimolo.
    Io, evidentemente, mi sento tra questi ultimi.
    E’ anche questa fede? Certo, ma è la fede del ricercatore che intuisce l’obiettivo e lavora per raggiungerlo.

  23. personalmente sono contento che una cattolica partecipi al nostro forum. Anche io credo, come Veronik82 che la parola del Cristo sia affine alla nostra esperienza e credo vi sia una matrice comune nei messaggi di molti maestri spirituali, conosciuti o no, nella storia dell’umanità.
    Preferisco, di conseguenza, il termine “cristiano” rispetto a “cattolico”
    Come esperienza personale, il termine “cristiano” mi richiama un aspetto della spiritualità nobile e rispettabile mentre il secondo è nato, che io sappia, dopo la Controriforma ed è quindi foriero di chiusura e, talvolta, tortura nei confronti di ricerche mistiche di natura diversa da quella “dettata”.
    Per me la Fede è un concetto che travalica un’idea religiosa, ha a che fare con la spiritualità, con l’ideale, che è, sempre sottoposto a verifica e scelta rinnovata. Di conseguenza, a mio avviso, anche una persona laica ma con un profondo senso civico può essere molto più spirituale di un santone indiano che non muove un pelo per il prossimo.

  24. Sto ancora cercando di capire. Il percorso è uguale per tutti?
    Quanto è adattabile? Perché a seconda dell’età, della cultura, della provenienza, visto che non volete essere una religione, il cammino dev’essere diverso. Ho capito bene?

  25. Nientediniente, sulla versione inglese di questo blog, http://www.damanhurinside.org, c’è un post di Esperide Ananas, del 17 maggio, che sembre scritto su misura per te. La traduzione è mia.

    “Ogni damanhuriano ha scelto il suo obiettivo e poiché siamo tutti diversi, la strada che conduce tutti allo stesso obiettivo deve essere diversa per ognuno. Negli anni abbiamo sviluppato molte forme di meditazione, che ognuno sceglie secondo le proprie attitudini e la Via alla quale partecipa.
    Le Vie sono ampi gruppi di persone che hanno campi di interesse comuni, e sono composte a loro volta di più sottogruppi. Io, per esempio, faccio parte della Via dell’Oracolo, uno dei gruppi che mantengono un contatto costante con i Templi e operano in un percorso rituale. Nella Via ci sono anche musicisti e danzatori, che sviluppano la musica e il movimento come percorso per vivere il sacro dentro di sé, con l’obiettivo di offrire la bellezza che creano come possibilità di evoluzione anche per gli altri. Le loro pratiche di meditazione, naturalmente, comprendono la composizione, la danza, il canto…
    Essendo Damanhur una scuola iniziatica – cioè tante persone che si impegnano ad ascoltare le voci più sacre e profonde che risuonano dentro di sé (poiché siamo convinti che la divinità non sia solo trascendente ma anche presente anche dentro ogni essere umano) – naturalmente abbiamo pratiche per rendere più lucida la nostra mente, armoniche le nostre emozioni e sano il nostro corpo.
    E’ difficile meditare sul principio divino e operare per rendere sacro ciò che facciamo, se siamo agitati o sofferenti. Per questo, abbiamo molti possibili strumenti: possiamo percorrere la spirale nei nostri territori (l’uso di labirinti per attivare energie personali è molto antico, ed è stato un’importante riscoperta in molte scuole spirituali negli ultimi anni), possiamo meditare sui mandala, possiamo usare tecniche basate sul suono e sulla respirazione, possiamo concentrarci attraverso pratiche che ci aiutano a focalizzare il pensiero. Pratichiamo questo regolarmente, individualmente, qualche ora ogni mese, ma poiché siamo piuttosto timidi, non facciamo grande mostra di tutto questo… Qualche volta esageriamo anche un po’ con la discrezione, e così ci sono ospiti che stanno qui un po’ di tempo e si convincono che tutto quel che noi facciamo è lavorare!
    Riguardo al fatto di essere obbligati, credo che la questione non vada affrontata così. Certo, ci sono pratiche che fanno parte dei miei impegni settimanali o mensili, ma sono impegni che ho scelto io, sempre. La disciplina è indispensabile per raggiungere qualunque risultato, dal fare ginnastica a imparare a fare qualcosa. Di questi tempi “disciplina” è una parola che non piace a molte persone ma tutto intorno a noi afferma che nulla può essere ottenuto solo desiderandolo, o comprando qualcosa che lo faccia per noi, come un corso, un oggetto, un’iniziazione o la fede in un guru… Io penso di non avere mai ottenuto qualcosa in questo modo.
    Personalmente, faccio queste pratiche perché avverto l’effetto che hanno su di me, come mi aiutano a essere più lucida, consapevole e centrata… per essere infine più felice e più sana.
    Naturalmente, ogni damanhuriano può anche andare a meditare nei Templi ogni volta che vuole, deve solo avvisare per essere certo che le sale non siano già occupate, dato che ci sono spesso molte attività in corso. La scorsa settimana, per esempio, c’è stata una bella cerimonia di guarigione da parte di uno sciamano siberiamo. Talvolta, ci sono persone che dormono nelle sale, damanhuriani e amici… lo scorso agosto perfino Sting ha chiesto di passare la notte nella sala degli specchi poiché uno sciamano aborigeno gli aveva detto che avrebbe dovuto “sognare in un tempio dentro la montagna”. È stato molto bello avere questa conferma che, da qualche parte nei piani astrali del pianeta, c’è uno scambio di informazioni ed energie che collega popoli e luoghi che sono apparentemente così distanti.
    Abbiamo anche appuntamenti collettivi, come il rito dell’Oracolo, ogni mese con la luna piena (all’aperto, anche se piove o nevica!), che è aperto a damanhuriani e ospiti che desiderano assistervi. I damanhuriani – e anche i nostri ospiti che vogliono stare con noi – celebrano i rituali del Solstizio d’estate e del Solstizio d’inverno, e la Commemorazione dei defunti. Damanhuriani e ospiti possono prendere parte anche ai rituali degli Equinozi d’estate e d’autunno. Tutti questi riti si svolgono all’aperto, essendo la natura la protagonista dei cambi di stagione. Esperide Ananas”

  26. Scusate se appaio e scompaio ma sul blog ci vengo di rado.
    Ho letto il post tradotto di Esperide.Prendiamola da una altro punto di vista, io ancora non riesco a farmi un’idea precisa. Mi dite cosa per voi è spirituale e cosa non lo è? Nella vita di tutti i giorni, che ne so, lavorare è spirituale, guardare la tv no, scopare forse.
    Sai Baba è spirituale, il Papa no.
    Sto cominciando a capire?
    Oppure siete spiritualisti veltroniani, “è spirituale pregare MA ANCHE fare le parole incrociate”…
    Ciao.

  27. Spero che tu passi dal blog anche in questi giorni, Nientediniente.
    Che cosa è spirituale e che cosa non lo è? Tutto ha la potenzialità per esserlo. Per attenermi ai tuoi esempi, se lavoro con attenzione, dando il meglio di me, pensando al guadagno ma anche a chi fruirà del mio lavoro, imparando sempre nuovi modi per svolgerlo e ricordandomi di non derubare nessuno attraverso di esso, compio un atto spirituale. Se faccio l’amore come momento di scambio profondo e generoso, oltre che piacevole, con il mio partner, per far incontrare tutti i nostri corpi, compio un atto spirituale; se scopo e basta, no.
    Spiritualità, in altre parole, significa “dare significato” alle cose che facciamo: cioè cercare di allargare se stessi, di indagare il mondo attraverso ciò che facciamo.
    Certo, come dici tu, bisogna non essere veltroniani: non tutto fa brodo. Credo che chi desidera dare significato a ciò che fa preferisca passeggiare nella natura che guardare la televisione, leggere buoni libri che stordirsi in discoteca, mangiare cose sane che ingozzarsi nei fast-food, parlare con la gente che chiudersi dentro l’ipod, chiudere gli occhi a respirare piuttosto che fumare di tutto. Ma non bisogna demonizzare nulla, i sentieri possono essere tanti quanti sono gli esseri umani. Il nostro, come damanhuriani, è quello del confronto, della sensibilità, del lavoro, della convivenza, dell’arte. E dell’assenza di ogni divieto (a parte fumo e stupefacenti): proprio perché ogni esperienza, in utima analisi, può essere occasione di riflessione e di “significato”.

  28. Eccomi di nuovo.
    Tu scrivi che è spirituale “dare significato”. Ok. Ma si dà significato a qualunque cosa? Cioè: se cucino un arrosto con attenzione, con gli ingredienti giusti, in una cucina pulita, per voi è più spirituale, chessò, che se dico una preghiera con abitudine?
    E, a proposito: pregate? E verso di chi?

  29. Perché no? Fare bene le cose è importante in ogni caso, farle male è un grande spreco. Il punto è: dare valore, rendere nobile ciò che si fa. Se cucino ricordando che questo atto mi mette in armonia con gli altri, con le loro frequenze, e rispetto il cibo che sto preparando, questo può essere spirituale. Noi ci impegniamo proprio in questa direzione, per riuscire a essere sempre compresi in quello facciamo, “intensi” e rispettosi, in ogni atto, anche il più semplice.
    I momenti di preghiera e di meditazione sono quelli nei quali ricapitoliamo questa volontà di dare significato e cerchiamo di percepire dove siamo lungo questo percorso.
    Ognuno prega come vuole, esistono anche formule che a tanti sono piaciute, che rappresentano un elemento di unione e che vengono alle volte ripetute uguali per tutti. La preghiera è verso l’essenza divina dell’universo, che è poi come dire l’essenza divina dell’essere umano. Se verrai a Damanhur – non so se ci sei mai stato – vedrai simboli di alcuni culti del passato e del presente, in special modo in una sala dei Templi dell’Umanità, che raccoglie 35 vetrate dedicate a 35 culti diversi. Ma non ci rivolgiamo a queste “facce di Dio”, noi celebriamo l’innato senso del divino dell’essere umano, che lo porta a continuamente cercare di conoscere e spiegarsi cosa esiste oltre i nostri sensi e oltre la morte.
    Preghiamo l’essenza divina fuori di noi di svegliarsi dentro di noi. E siccome pensiamo di dover essere noi i protagonisti di questo risveglio, consideriamo che la miglior preghiera sia agire dando alle nostre azioni un significato spirituale.

  30. Voglio segnalare una novità che Damanhur propone a tutti, a chi già la conosce e a chi non ne sa nulla.

    Damanhur propone di partecipare al suo sogno e alla vita comunitaria anche solo per un periodo, vivendo apppieno l’esperienza del cittadino damanhuriano.

    da http://www.damanhur.it
    “UNA PROPOSTA RIVOLUZIONARIA:
    VUOI DIVENTARE CITTADINO “A TEMPO” DI DAMANHUR?

    In questi giorni a Damanhur si è aperta la possibilità, per tutti coloro che lo desiderano, di diventare cittadini anche per un solo periodo di tempo.
    Ti interessa? Non importa se già conosci Damanhur o se è la prima volta che ne senti parlare. Pensiamo che il caso non esista, se stai leggendo questa pagina è perché in qualche modo riguarda anche te.”

    Chi è interessato vada a leggersi la proposta completa sul sito di Damanhur (www.damanhur.it), dove trova tutte le info utili.

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